LA STORIA

 

Le Arti Marziali, sia che esse siano cinesi, giapponesi, vietnemite ecc, sono frutto di una concatenazione di eventi che hanno costretto, per forza di cose, delle popolazioni a sviluppare tecniche di difesa personale.

Sin dai tempi più antichi l'uomo ha sempre tentato di difendersi da aggressioni esterne, con armi o, nei casi meno fortunati con il proprio corpo trasformandolo così in una vera e propria arma di attacco e difesa. Tra gli stili più noti e praticati in tutto il mondo, il piu' diffuso è sicuramente lo stile Shaolin. Questo scuola marziale ha sempre goduto del fascino misterioso del religioso, il quale riusciva a far conciliare la vita religiosa con la indole del guerriero. Nella nostra cultura la figura di questi mitici monaci potrebbe avvicinarsi alle vicende dei noti “Cavalieri del Tempio “ meglio conosciuti come Templari.

Secondo fonti storiche, il monastero di Shaolin Si, fu edificato nel 447 d.C., per ospitare monaci provenienti dall’India, con il compito aiutare gli studiosi cinesi, nelle difficili traduzioni dal sanscrito dei testi sacri al buddismo. Tra i monaci figurava un principe indiano, noto col nome Bodhidarma, Da Mo o anche Daruma, fondatore del Buddismo Ch'an (Zen in giapponese). La leggenda vuole che Da Mo giunse in Cina nel 520 d.C., attraverso il fiume giallo a bordo di una foglia di Bambù. Arrivato nel tempio di Shaolin, si rese conto che i monaci non godevano di una buona salute a causa della loro vita troppo dedita alla meditazione, e poco dedicata all’esercizio fisico. Per ovviare a questo problema, egli si ritirò a vita meditativa per ben 9 anni in una caverna alle spalle del monastero e, durante questo periodo scrisse due trattati dei quali solo Yi Gin Chin (libro dello sviluppo muscolare) giunse sino a noi.
In epoche antiche, il monastero di Shaolin (dal cinese giovane foresta), era isolato dal resto del mondo e circondato da una foresta; spesso purtroppo il monastero era vittima di incursioni da parte di feroci banditi. Fu grazie ad essi che i monaci decisero di studiare delle tecniche di difesa personale per tutelarsi dai malviventi. Quotidianamente quindi i religiosi si allenavano nella foresta dietro al tempio, e qui ebbero la possibilità di osservare le movenze degli animali durante i loro combattimenti; da questo diedero vita ad uno stile che, attraverso l’osservazione dei vari animali, riusciva a riunire e rielaborare le migliori tecniche di attacco e difesa di ognuno di essi: la sinuosità del serpente, l’agilità della scimmia, il balzo e la potenza della tigre, la velocità della mantide etc..
All’apice della sua fama, il monastero di Shaolin, poteva vantare la presenza di ben duemila monaci, cinquecento dei quali erano valorosi guerrieri e abili maestri di arti marziali. Molte erano le armi in uno durante i combattimenti, tuttavia le armi migliori per ognuno di essi erano le mani, le quali venivano allenate costantemente per ore, come tutto il corpo, con degli esercizi estenuanti. Molte infatti sono le leggende o le testimonianze legate ad incredibili prove di forza associate ai monaci di Shaolin.
Gli eventi storici che coinvolsero la Cina antica, furono un elemento trainante per lo sviluppo e la creazione di nuovi stili e tecniche di arti marziali. Forse, il fatto storico più rilevante sotto un punto di vista “sociale”, fu l’usurpazione e il predominio della dinastia Ching, a discapito della dinastia Ming, epoca in cui la popolazione Manchu (popolazione della Manchuria) inaugurò per la Cina un periodo di barbarie ed ingiustizie. La popolazione cinese, si oppose a tal punto a questa usurpazione forzata, da creare continui focolai di rivoltosi, che spesso andavano a rifugiarsi nei monasteri, che erano schierati palesemente contro il nuovo dominatore. Molti furono i maestri di arti marziali che decisero di recarsi al tempio per scambiare ed arricchire le loro tecniche marziali. Per bloccare questo esodo verso il monastero e bloccare il rafforzamento marziale degli stessi monaci, l’esercito proibì l’uso delle arti marziali e delle armi, pena l’immediata morte. L’imperatore, non contento di questo, e geloso della potenza assunta dal monastero, nel 1736 fece distruggere ed incendiare Shaolin, ed i monaci scampati a questo scempio, si dispersero per tutta la Cina. I principali effetti della diaspora dei monaci furono due: la diffusione tra la popolazione civile delle arti marziali, ed una frammentazione di conoscenze e stili di kung fu. Possiamo quindi ringraziare gli atti criminosi effettuati in epoche passate se attualmente anche noi occidentali possiamo godere della pratica di molti stili di kung fu, anticamente di esclusivo appannaggio di monaci o eremiti.

Alessandra Tortini

 
 















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