XING YI QUAN
Lo Xing Yi Quan o Hsing I, è un antico e complesso stile
marziale cinese. Si dice che in passato i maestri lo insegnassero
solo agli allievi più meritevoli, proprio per le complesse
filosofie legate ad esso. Lo xing yi, per le sue peculiarità
è definito “la boxe della mente e dell’intenzione”.Questa
particolare definizione, deriva dal fatto che esso non è
solo uno stile basato sulla comprensione dei movimenti, bensì
fondato su profonde conoscenze che vanno al di là della semplice
comprensione sul piano materiale della complessa disciplina, e ineriscono
allo studio della materia e degli elementi ed allo sviluppo dell’energia
attraverso il “Qi”. Per esemplificare questo concetto,
poco comprensibile per noi occidentali, dovremmo paragonare lo xing
yi, al rapporto tra il popolo cinese e la loro scrittura. Come tutti
sappiamo infatti,quella cinese è una scrittura basata su
ideogrammi (o logogrammi), ovvero parole che definiscono pensieri
e non lettere, che combinate tra loro danno origine a suoni che
la mente trasforma in idee; quindi ne consegue in parallelo,che
per comprendere meglio la natura di questo stile, bisogna comprendere
meglio la cultura cinese. Allo stesso modo infatti, lo xing yi si
basa su ideogrammi, ovvero su forme o idee che attraverso segni
imitano gli animali o la materia stessa delle cose.
Difatti, nello xing yi la pratica è associata allo studio
imitativo degli animali, e dei 5 elementi (terra, fuoco, acqua,
legno, metallo); ad ogni elemento, corrisponde una precisa tecnica
e postura da cui deriva il nome xing (forma) e yi (movimenti). Si
può affermare quindi, che ad ogni rappresentazione dello
stile si rivive il dramma macrocosmico della lotta degli elementi
e la stessa “interdipendenza” tra loro:Il fuoco genera
la terra, la terra genera il metallo, il metallo diviene acqua,
l’acqua nutre il legno ma viene bruciato da fuoco e così
via… .Per un’ottima riuscita e comprensione dello stile,
il praticante deve passare per un iter formativo molto complesso
e tortuoso che lo porterà ad una pratica quasi estenuante
delle posizioni base, per anni, sino ad acquisire la “forma”,
mentre con la conoscenza e la comprensione della filosofia dello
stile, l’atleta diverrà la “mente” e quindi
in completa armonia con il cosmo. A questo stadio il praticante
sarà padrone dello stile, e potrà decidere autonomamente
del proprio corpo attraverso i movimenti, al punto di annullare
il proprio pensiero durante l’esecuzione delle forme e sarà
quindi in grado, di dare forma alle intenzioni dell’avversario
prevedendone le mosse. Questo, unitamente a congetture legate allo
stile, fanno dello Xing Yi Quan il più esterno degli stili
interni. Bisogna precisare che lo xing yi non viene mai insegnato
da solo. Generalmente i maestri di arti marziali associano allo
xing yi la pratica del Baguazhan (Pa kua), questo perché
intorno al XVIII sec. due famosi maestri di Pa kua (Tong Hai Chuan)
e xing yi (Guo Yun Shen), per testare la validità dei reciproci
stili si sfidarono in un duello e, testato il valore di entrambe
decisero di associare rispettivamente al proprio stile quello dell’altro.
Secondo la leggenda, questo stile nacque durante la dinastia Song
dal leggendario generale Yue Fei, il quale lo avrebbe creato al
fine di addestrare le sue truppe. Tuttavia il filone storico più
accreditato, farebbe risalire la nascita dello xing yi in un contesto
meno eroico e più monastico, precisamente nel tempio di Shaolin
ad opera del monaco Ak Mu Mok. Si narra infatti, che un giorno il
reverendo abate del monastero di Shaolin dovendo partire per un
viaggio, lasciò la responsabilità del tempio al monaco
più diligente: Ak Mu Mok. Il giovane svolse il suo compito
con serietà e scrupolosità, tuttavia venne giudicato
dagli altri monaci troppo rigoroso, e proprio per questo si allearono
contro di lui, screditandolo agli occhi dell’abate appena
rientrato dal suo lungo viaggio. L’abate volle dare una possibilità
di riscatto ad Ak Mu Mok, e decise quindi di metterlo alla prova
rinchiudendolo in catene per ben 3 anni nelle segrete del tempio.
Il giovane monaco accettata la sua condizione di prigionia con serenità,
decise di mantenere vivo il corpo e la mente con l’allenamento.Purtroppo
però, le catene, a causa degli spazi ridotti, gli impedirono
di praticare lo shaolin,ma il monaco non si perse d’animo
e decise di creare un nuovo stile che si potesse praticare in spazi
ridotti, e dalle movenze semplici. Fu così che nacque lo
Xing Yi.
Alessandra Tortini